Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono uno Stato federale composto da sette Emirati (Dubai, Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Fujairah, Ras Al-Khaimah ed Umm AlQaywayn).
Dalla scoperta delle risorse petrolifere, avvenute nel 1958, gli EAU hanno subito una profonda trasformazione, passando da essere una regione impoverita nel deserto, ad uno Stato moderno che garantisce alti standard di vita.
Grazie alla loro posizione geografica, infatti, che li vede centrali rispetto ai flussi commerciali tra Asia, Europa ed Africa Il paese è diventato il principale hub logistico e commerciale della regione – dove più della metà delle merci che entrano nel paese vengono esportate verso altri mercati, per un valore nel 2019 di 145 miliardi di dollari. Grazie alle suddette abbondanti riserve di combustibile fossile (che da sole rappresentano il 35% del Prodotto Interno Lordo del Paese, il 94% del quale detenuto dalla capital Abu Dhabi), gli EAU possono vantare uno dei PIL pro-capite più’ alto del mondo (nel 2017 e’ stato pari a $67.700, 13esima posizione nella classifica mondiale).
Nel 2016, il Governo federale ha però’ deliberato la volontà’ di diversificare l’economia dalle incidenze delle rendite petrolifere avviando un processo di diversificazione economica post-oil, che riguarda soprattutto l’emirato di Abu Dhabi, primo tra i sette della federazione per giacimenti ed estrazione petrolifera.
Grazie alle politiche attuate in tale Direzione, le rendite petrolifere hanno ridotto la loro incidenza sul PIL, passando dal 60% (1980) all’attuale 30%, con l’obiettivo di assottigliarsi ulteriormente negli anni.
Durante la pandemia Covid-19, gli Emirati hanno subito un duro colpo per il crollo della domanda
e dei prezzi del greggio e l’industria petrolifera è stata messa sotto pressione, insieme
alle entrate pubbliche che dipendono (al 50%) dai proventi della vendita degli idrocarburi.
La diversificazione economica attuata nel Paese dal 2016 in settori non oil, avrebbe dovuto compensare i mancati introiti dal petrolio, ma tutti i settori fortemente dipendenti dalla mobilità delle persone (commercio, trasporto aereo, immobiliare e
turismo) sono stati investiti direttamente dalle misure di contenimento della pandemia tramite la sospensione dei voli, chiusura dei confini e lockdown.
Con la mobilità, gli eventi e il turismo necessariamente in stand-by, il percorso di consolidamento post-oil degli Eau procede grazie dall’industrializzazione. L’industria della difesa, l’energia nucleare e aerospaziale rappresentano tre asset del processo di evoluzione economica della federazione.
Nonostante la crisi legata al Covid-19 abbia colpito i pilastri portanti dell’economia degli Emirati, il governo ha fornito fin da subito un concreto sostegno alle imprese con l’attivazione di fondi pari a 77 miliardi di dollari, grazie alle ingenti riserve valutarie accumulate negli anni.
Nel 2020 il PIL ha subito una contrazione del -3,5% ma si prospetta che dal 2021 l’attività economica ritorni a livelli molto vicini a quelli precrisi e che si raggiunga un tasso di crescita del PIL del 4,1% grazie all’implementazione di pani di diversificazione economica che potenzieranno tutti i settori non-oil. Il 5 luglio 2020, Mohammed bin Rashid Al Makhtum, primo ministro
emiratino, vice presidente degli Eau ed emiro di Dubai ha apportato un grosso cambiamento nel governo federale. Ha voluto formare un esecutivo più agile e veloce per poter affrontare le sfide economico-sociali causate da Covid-19, individuando come principali aree di intervento i settori: salute, educazione, economia, sicurezza alimentare, società e governo. Il governo inaugurato nel luglio scorso avrà un anno per centrare gli obiettivi prefissati, poiché i “cambiamenti costanti” saranno all’ordine del giorno finché gli Eau non raggiungeranno “il miglior modello di governo per la nuovaera”.
In particolare La capacità di innovazione di tutti i settori non oil, sarà al centro dell’EXPO2021 Dubai, con l’obbiettivo di contrastare le sfide globali. Sarà la prima manifestazione universale dopo l’emergenza sanitaria e la crisi economica mondiale
legate alla pandemia del Covid-19 e costituirà la migliore piattaforma per costruire, un futuro migliore per gli EAU e consolidare il loro ruolo economico e geopolitico.
Rapporti Bilaterali EAU – Italia :
I dati ISTAT dell’interscambio fra Italia ed Emirati Arabi Uniti relativi ai primi nove mesi del 2020 segnalano una flessione delle nostre esportazioni (-17% rispetto allo stesso periodo del 2019), dopo che già nell’anno precedente erano scese dell’16.18%.
Il totale delle esportazioni nel 2019 e’ stato di 3.470 miliardi di euro contro i 2.862 del 2020
Le importazioni di prodotti emiratini registrano invhttps://iicuaerepresentative.com/listing/avv-bilel-mechri/ece una più’ marcata riduzione (-21%) tra il 2018 e il 2019 e ammontano a 0,9 miliardi di Euro. Ciò ha permesso il consolidamento del nostro surplus commerciale che è passato da 3,4 miliardi del 2018 a 3,7 miliardi del 2019 (+8,8%). Un’analisi del nostro export per il periodo 2019-2020 conferma il buon andamento della categoria “Prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici” (+13%) e “Articoli in gomma e materie plastiche”
(+6,9%). Il settore “Agroalimentare” è sceso a (-12%) nel 2020, insieme a quello della gioielleria (-41%), “Bevande, alcolici e aceti“(-41%), “Prodotti cosmetici profumi e detergenti”(-25%), “Tessili e abbigliamenti” (-22%). I settori che hanno percepito
meno questa crisi sono stati “macchinari e apparecchiature” che si presentano con un – 4%. I settori Agroalimentare, Gioielleria e Macchinari rimangono comunque i settori con un maggior volume di esportazione
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