Visione 2030: l’Arabia Saudita progetta il futuro
“Il mio obiettivo principale è far sì che il nostro paese diventi un modello globale di eccellenza, all’avanguardia e di successo su tutti i fronti, e lavorerò con voi per realizzarlo.”
RE SALMAN BIN ABDULAZIZ AL SAUD Custode delle due Sacre Moschee
L’Arabia Saudita sta vivendo una trasformazione sociale ed economica senza precedenti. Il maggiore esportatore mondiale di petrolio grezzo non intende più contare esclusivamente sui proventi petroliferi. Nel 2016, il principe ereditario Mohammed bin Salman ( MBS ) ha avviato il piano Visione 2030 con l’obiettivo di posizionarsi come principale potenza economica, politica e sociale della regione.
Il 25 aprile 2016, Mohammed bin Salman, all’epoca Vice Principe Ereditario dell’Arabia Saudita, ha lanciato la Visione 2030, un piano strategico ambizioso volto a rinnovare l’economia nazionale, ridurre la dipendenza dal petrolio e promuovere una “società dinamica… caratterizzata da radici solide e basi solide che sostengono un Islam moderato, il patriottismo, l’eredità saudita e la cultura islamica.”
Tra gli obiettivi della Visione 2030 vi è l’aspirazione a diventare “una potenza globale degli investimenti… per stimolare l’economia e diversificare le fonti di reddito”, sfruttando la posizione geografica unica dell’Arabia Saudita e trasformando il paese in “un crocevia globale che collega tre continenti: Asia, Europa e Africa.”
Durante il lancio, sono stati annunciati piani per la costruzione di un ponte sul Mar Rosso per favorire gli scambi commerciali, la vendita di quote di Aramco, la più grande compagnia petrolifera al mondo, lo sviluppo di un’industria nazionale della difesa, l’incoraggiamento degli investimenti esteri, la riduzione della disoccupazione e la revisione dei sussidi per l’acqua e l’elettricità da fonti non sostenibili.
l regno saudita punta a diventare un gigante globale nelle energie rinnovabili, a diventare una meta turistica attraente e a posizionarsi tra le prime 25 industrie della difesa. Entro il 2030, si prevede che il settore della difesa contribuirà con oltre 3,7 miliardi di dollari al PIL del paese. Attualmente, le spese militari rappresentano il 10% del PIL. L’obiettivo è che entro un certo periodo il 50% delle attrezzature sia prodotto localmente attraverso partnership con le principali aziende internazionali del settore, portando alla creazione di oltre 40.000 posti di lavoro.
Il regno mira anche ad aumentare la quota di prodotti non petroliferi nelle esportazioni al 50% del PIL (rispetto al 16% attuale). Lo sviluppo del settore manifatturiero è un pilastro fondamentale di questa strategia di diversificazione. L’Arabia Saudita aspira a diventare uno dei principali produttori di fertilizzanti e alluminio, investendo massicciamente in miniere di fosfati e bauxite (con oltre 35 miliardi di dollari già investiti). Come altre nazioni del Golfo, il regno cerca di sfruttare la sua posizione strategica tra Asia, Africa ed Europa per diventare un punto di riferimento regionale nel settore dei trasporti, potenziando infrastrutture portuali e aeroportuali di grandi dimensioni.
Dal punto di vista energetico, l’Arabia Saudita deve ridurre significativamente il suo consumo interno di petrolio. Attualmente uno dei maggiori consumatori mondiali di petrolio per uso domestico, con quasi 3 miliardi di barili consumati all’anno (un aumento del 6% annuo dal 1940), il paese si impegna a trasformare questa situazione puntando su energie rinnovabili e pulite. L’obiettivo energetico per il 2030 prevede la produzione di oltre 58,7 GW di energia rinnovabile, principalmente solare ed eolica. Per affrontare questa sfida e soddisfare una prevista crescita del consumo elettrico del 300% entro il 2030, Riyadh si impegna a rendere il settore più attrattivo agli investitori stranieri, attraverso privatizzazioni e la fine dei monopoli.
Altri settori coinvolti nel piano di trasformazione nazionale includono l’agricoltura, per garantire l’indipendenza alimentare, e l’industria farmaceutica. Attualmente dipendente dalle importazioni di farmaci, questo settore impatta pesantemente sul saldo commerciale.
Per avere successo nella diversificazione, l’Arabia Saudita deve importare know-how. Il paese punta sui trasferimenti tecnologici e sull’istruzione per colmare le lacune. Nuovi contratti prevedono trasferimenti tecnologici e la creazione di posti di lavoro locali.
Il piano include anche la privatizzazione di aziende pubbliche, in particolare Saudi Aramco. Questa mossa, tramite un’offerta pubblica iniziale, è fondamentale per la Vision 2030. I proventi delle privatizzazioni dovrebbero alimentare il Public Investment Fund (PIF), destinato a diventare il più grande fondo sovrano al mondo, con attivi previsti per 2.000 miliardi di dollari. Il PIF dovrebbe diventare la principale fonte di entrate del paese. Queste privatizzazioni e l’apertura della Borsa di Riyadh agli investitori stranieri segnano un chiaro spostamento verso politiche più liberali.
Il PIF, guidato da MBS, ha un ruolo chiave nella realizzazione della Vision 2030. Deve finanziare investimenti redditizi e sostenibili per garantire entrate future al paese. La sua strategia è focalizzata sulla performance finanziaria e sul supporto a progetti chiave della Vision 2030. Il PIF, agendo come agenzia statale di partecipazioni, detiene quote in numerose aziende nazionali e private. Gli obiettivi includono il reinvestimento dei proventi delle privatizzazioni per potenziare lo sviluppo, seguendo il modello dei fondi sovrani di Emirati, Singapore e Norvegia. Il PIF è il braccio finanziario del regno e spesso viene utilizzato per scopi di diplomazia finanziaria.
MBS, interessato alle nuove tecnologie, vuole che l’Arabia diventi un attore chiave in questo settore. Il PIF è incoraggiato a investire massicciamente localmente e globalmente, stringendo partnership strategiche con importanti attori dell’economia digitale, soprattutto americani. Questo programma prevede investimenti per 56 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, con l’obiettivo di creare 11.000 posti di lavoro altamente qualificati.
Il PIF è il motore dei tre progetti principali della Vision 2030:
1) Neom, una città futuristica da 500 miliardi di dollari;
2) Qiddiya, un parco di divertimenti a sud della capitale;
3) il progetto Red Sea, per trasformare le isole al largo della costa occidentale in una destinazione turistica di lusso. Questi ambiziosi progetti riflettono la volontà del regno di crescere e modernizzarsi.
Il turismo, soprattutto religioso, dovrebbe raddoppiare in cinque anni, passando da 18 a 45 milioni di visitatori all’anno. Si prevede che i ricavi legati al turismo aumenteranno del 6% all’anno tra il 2019 e il 2022. Recentemente, il regno ha introdotto visti turistici all’ingresso per europei, americani e asiatici, per promuovere il turismo.
Inoltre, il governo intende aumentare le spese delle famiglie in cultura e intrattenimento dal 2,9% al 6,0% entro il 2030, creando un mercato che raggiungerà i 8 miliardi di dollari.
Le autorità saudite sono consapevoli che il successo del loro piano dipenderà in parte dall’attiva partecipazione degli investitori internazionali. L’obiettivo è promuovere gli investimenti sia nazionali che stranieri (aumentando gli IDE al 5,8% del PIL) per entrare nella top 10 dell’ “Indice di Competitività Globale”. Per raggiungere questo obiettivo, il governo si impegna a rendere il regno più attraente attraverso riforme strutturali che riguardano la trasparenza e l’assegnazione degli appalti pubblici. Oltre alle privatizzazioni, l’attuale governo desidera migliorare l’ambiente imprenditoriale (sta preparando una legge sugli appalti pubblici e sui PPP), ridurre le barriere all’investimento, eliminare l’obbligo di avere sponsor locali per entrare nel mercato locale e concedere la piena proprietà in settori specifici agli imprenditori. A questo si aggiungono progetti di zone franche e semplificazioni nel rilascio dei visti. Contemporaneamente, un distretto finanziario
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